La metanizzazione va avanti tra i silenzi del Governo e gli isterismi della Regione. In mezzo tanti non pervenuti

A volte basta leggere due giornali per avere un’idea di quanto storto sia questo nostro mondo.

Su La Nuova Sardegna di oggi campeggia in prima pagina un’intervista al Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru, il quale attacca il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio – intervistato da La Nuova il giorno prima – per non aver inserito la metanizzazione tra le priorità del governo per l’Isola.

Cosa il governo intenda davvero fare di questo progetto non è dato saperlo: finora la nuova classe dirigente si è limitata a prese di posizione verbali. E dunque volatili per natura. I precedenti, d’altra parte, non sono incoraggianti (vedi alle voci “Ilva”, “Tav” e “Tap”). Nel frattempo, gli sherpa del metano hanno ripreso a contattare i proprietari delle terre interessate dal passaggio del metanodotto: sono migliaia i fondi su cui pende un decreto di asservimento (non ancora emesso).

La rassegna stampa prosegue con La Stampa, che a pag. 11 ci parla dell’allarme lanciato dalla nuova ricerca condotta dall’IPCC (International Panel on Climate Change) sull’aumento della temperatura causato dall’utilizzo dei combustibili fossili. Spiegano gli esperti: “Per contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi – obiettivo minimo, che comporta in ogni caso il verificarsi di criticità come carestie, povertà, migrazioni di massa e rischi per la salute – bisogna dismettere le fonti fossili il più velocemente possibile, riducendo le emissioni di C02 del 45% entro il 2030 e del 100% nel 2050”. In pratica, questo significa che ogni nuovo progetto basato sull’utilizzo dei fossili – metano compreso – è antistorico e assolutamente nocivo. Ma la nostra Regione vuole il metano, nulla ha da obiettare sulla combustione del pericoloso fok a Porto Torres e si rallegra per il fatto che l’Enel di Portovesme brucerà carbone al posto dell’Eurallumina (che nel frattempo ha rinunciato alla sua centrale).

Pigliaru non ha, dunque, orecchi per l’allarme dell’IPCC. Piuttosto preferisce continuare nel solco di un rivendicazionismo fuori dal tempo, adducendo ragioni di carattere economico. In precedenza, noi di No Metano abbiamo dedicato un lungo approfondimento al prezzo del gas sardo, dimostrando che il prezzo del GNL è in costante aumento e che non è affatto chiaro quanto i consumatori sardi pagheranno il gas. Sosteniamo, inoltre, che l’opzione dell’elettrificazione dei consumi (secondo il modello dell’autoproduzione e dell’autoconsumo) sia tecnicamente percorribile ed economicamente competitiva rispetto alla combustione del gas. Di certo sarebbe vantaggiosa se Stato e Regione decidessero di sostenerla in maniera attiva.

La domanda sorge, dunque, spontanea: perché la Regione non diffonde i dati relativi all’analisi costi-benefici della metanizzazione della Sardegna? Anzi, bisogna chiedere: sono stati fatti degli studi seri in questo senso? In ogni caso, come ci ricorda oggi l’IPCC, non è solo una questione di carattere economico: c’è in gioco la vita di centinaia di milioni di persone.

Veniamo ora al governo. Tutti ricorderanno la forte presa di posizione del M5s contro lo Sblocca Italia, definito da quel movimento “un regalo alle società dell’oil&gas”. Verissimo, basti pensare che l’articolo 37 di quel decreto, poi convertito in legge, dice che “al fine di aumentare la sicurezza delle forniture di gas al sistema italiano ed europeo del gas naturale, anche in considerazione delle situazioni di crisi internazionali esistenti, i gasdotti di importazione di gas dall’estero, i terminali di rigassificazione di GNL, gli stoccaggi di gas naturale e le infrastrutture della rete nazionale di trasporto del gas naturale, incluse le operazioni preparatorie necessarie ((alla redazione)) dei progetti e le relative opere connesse rivestono carattere di interesse strategico e costituiscono una priorita’ a carattere nazionale e sono di pubblica utilita’, nonche’ indifferibili e urgenti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.327”.

In altre parole, l’articolo 37 dello Sblocca Italia rappresenta il miglior viatico all’instaurazione dell’era del gas.

Perché, dunque, ora che è al governo, il M5s non abroga questo indirizzo di chiara natura politica? Così facendo eviteremo di sentirci dire in un secondo moment, che si è andati troppo avanti per tornare indietro. E si eviterebbe di scaricare le colpe su una tecnostruttura contraria al governo del cambiamento.

Un’ultima questione: rispetto alla metanizzazione della Sardegna (depositi costieri, rigassificatori e metanodotto) proprio il Ministero dello Sviluppo Economico ha un ruolo centrale. Per fare un esempio concreto: il Consorzio industriale di Sassari sta andando avanti nella progettazione del deposito costiero di GNL di Porto Torres con fondi di quel ministero. Concessi – bisogna dirlo – prima dell’arrivo di Di Maio. Ma questo poco conta: il vero problema è che l’iter della metanizzazione va avanti nel silenzio del governo e tra gli isterismi della Regione. Mentre i politici sardi impegnati nella campagna elettorale non sono pervenuti.

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